“NON GABBARE LO SANTO”

“NON GABBARE LO SANTO” - Andrea Sassano

Domenica e lunedì prossimi si terrà il ballottaggio per decidere il nuovo sindaco di Genova. Se fossi residente nel capoluogo ligure non avrei dubbi: voterei Marco Doria.

Ho  stima del  Sen. Musso, ho avuto modo di apprezzarne le capacità e la preparazione. Ma il voto, anche se si tratta di scegliere il sindaco, non dipende, almeno per il sottoscritto,  solo dalla valutazione delle competenze. Musso è un moderato, un uomo di centro destra, certo di una destra più presentabile di quella  berlusconiana,  ma pur sempre di destra.

Non voglio fare paragoni forzati, ma  a questo proposito è utile ricordare che sebbene Monti sia garanzia di serietà e stima internazionale, le politiche che il suo governo sta  attuando sono profondamente antisociali e antipopolari.

Attraverso il voto ognuno di noi esprime il fatto di sentirsi parte di uno schieramento politico. Il centro sinistra, con tutti  i suoi limiti e i suoi  difetti, è comunque alternativo per le politiche che propone e per gli interessi che intende tutelare  al centro destra.

 Spero quindi che Doria vinca il ballottaggio. Ma spero anche che passata la fase delle elezioni il Centro Sinistra e la sinistra escano dalla catalessi in cui sembrano caduti e diano inizio ad una riflessione seria sugli esiti del voto amministrativo, anche di quello genovese.

Certo PDL e Lega escono a pezzi dalle elezioni, ma la sinistra e il centro non ne traggono alcun vantaggio. L’astensionismo ha raggiunto livelli senza precedenti, testimoniando un distacco sempre più profondo delle masse popolari dalle istituzioni e dalla politica. Vince il Movimento di Grillo, ma una analisi precisa e approfondita su di esso e sul suo reale significato politico è ben lontana dall’essere  impostata.

Dal Pd non sembra pervenire nessuna reazione significativa e la sinistra mi pare dimenarsi nel ricorrente quesito del “che fare” senza trovare risposte credibili.

Non vorrei che qualcuno nel centro sinistra pensasse, chiusa questa fase,  di seguire il popolare adagio “passata la festa, gabbato lo santo. Non solo perché la festa si ripresenterà presto sotto forma di elezioni politiche nel 2013, ma soprattutto perché non è detto che si riesca sempre a “gabbare lo santo”. In autunno inizierà una lunga e difficile campagna elettorale. Come pensiamo di affrontarla, con quale sistema di alleanze politiche e sociali, con quali programmi, con quale proposta al paese. Questioni che sono squadernate di fronte a noi e che richiedono un impegno politico di ben più vasta portata di quello di cui il centro sinistra a saputo dar prova fino ad oggi.

Andrea Sassano  (www.andreasassano.it)

19.05.2012

HOLLANDE, LA GRECIA E LE SCELTE CHE STANNO DI FRONTE ALLA SINISTRA EUROPEA

HOLLANDE, LA GRECIA E LE SCELTE CHE STANNO DI FRONTE ALLA SINISTRA EUROPEA - Andrea Sassano

Hollande ha vinto, e questo è un bene per la Francia e per l’Europa.

Vedremo i passi dei prossimi giorni, ma il suo programma elettorale è chiaro: sostegno alla domanda, ripresa degli investimenti europei, tassa sulle transazioni finanziarie, riforma delle istituzioni comunitarie, ecc.

Il risultato francese ci dice che la sinistra può tornare a vincere in Europa se sarà capace di esprimere una sua analisi autonoma, non subalterna alla cultura neoliberista, facendo sì che i termini di eguaglianza, lavoro e diritti tornino ad essere centrali nella sua agenda politica.

Contemporaneamente le forze della sinistra europea non possono sottrarsi al compito di rilanciare un loro progetto europeista. Le politiche di austerità (che poi sarebbe più corretto chiamare “di classe”) seguite dai governi conservatori europei stanno distruggendo l’Europa. Queste politiche hanno dimostrato di non saper difendere i lavoratori dalla crisi, di essere d’ impedimento alla crescita, di colpire i ceti sociali più deboli e il tessuto delle imprese. Per queste ragioni occorre un progetto politico capace di pensare e di praticare un’ idea diversa di Europa, vista non più solo come mercato unico e vincoli contabili, ma come insieme di politiche pubbliche per la crescita e la giustizia sociale.

Di fronte a questa sfida quale sarà l’atteggiamento del Governo Monti? Sosterrà un netto cambiamento di rotta rispetto alle attuali politiche comunitarie? Sarà disponibile a modificare gli attuali equilibri europei? Questo è Il problema politico che ha oggi il PD. Come tenere aperta una nuova prospettiva europeista e come dare credibilità politica al dopo Monti continuando a sostenere questo governo.

Alla soddisfazione per il risultato francese si contrappone una profonda inquietudine per l’esito elettorale greco. La Grecia è un paese che amo profondamente, per la sua storia, per il suo popolo, per il suo mare e per le sue isole. Mi preoccupa e mi indigna il risultato dei neonazisti; e sebbene sia contento per il consenso ottenuto dalla sinistra radicale, tuttavia non riesco a gioire per la pesantissima sconfitta del Pasok. Il Pasok ha sbagliato molto, troppo. Tutta la Grecia ha sbagliato, ma è anche stata abbandonata dall’Europa, che gli ha imposto politiche di risanamento vessatorie e pesantemente impopolari.

Questi sono i risultati: un paese che appare ingovernabile dove i sentimento antieuropeo cresce quotidianamente. Un insegnamento di cui anche noi dovremmo tenere conto. Mettere la sordina alle alternative possibili non fa bene alla democrazia. La sinistra italiana ci pensi ed offra al paese una seria proposta politica alternativa, basata su un nuovo modello di sviluppo, sulla piena occupazione, su più salario e sulla salvaguardia dei diritti dei lavoratori e dei cittadini.

 Andrea Sassano (www.andreasassano.it)

LICENZA DI LICENZIARE

LICENZA DI LICENZIARE - Andrea Sassano

“Vogliono solo licenziare”, questo il commento di Susanna Camusso al termine dei lunghi incontri con il Governo sul mercato del lavoro.  Sono stato incerto se mettere in rete le mie considerazioni su quest’ennesimo attacco al mondo del lavoro. Già molti, tra compagni/e ed esperti/e, hanno detto la loro e credo che poco ci sia da aggiungere. Se scrivo è per sottolineare solo due aspetti che personalmente trovo stucchevoli e fastidiosi.

Il primo di questi aspetti è la retorica con cui questo Governo accompagna i suoi atti. C’è sempre un interesse generale, della nazione, dell’Italia, da salvaguardare. Così è stato per le pensioni: ricordate gli appelli a non opporsi perché se no finivamo come la Grecia, a pensare ai giovani ecc. Al momento l’unica cosa certa è  lo spostamento in avanti dell’età pensionistica,  per le pensioni di chi oggi è giovane, precario o disoccupato nulla. Così è oggi per quanto riguarda il mercato del lavoro. Vengono messi in discussione diritti sacrosanti (appunto “si vuole solo licenziare”), in nome di un futuro migliore per i precari, che, nel frattempo, non vedono migliorate di un millimetro le loro condizioni. L’ estensione universalistica degli ammortizzatori sociali non c’è perché non ci sono le risorse, e per quanto riguarda gli aspetti contrattuali, non si sa se per disinformazione o cinico calcolo strumentale, ciò che si afferma essere nuovo così nuovo non è, essendo già previsto dalle attuali normative.

In questo modo l’interesse generale non coincide più con quello del popolo italiano, ma con gli interessi e le imposizioni del mondo della finanza e della tecnocrazia europea. Non fu proprio la BCE nella famosa lettera di quest’estate a imporre la controriforma delle pensioni e quella del mercato del lavoro?

Sul secondo aspetto ho una qualche ritrosia personale a scrivere. Ho sempre considerato la figura e il ruolo del Presidente della Repubblica come qualcosa da salvaguardare rispetto al dibattito politico contingente. Lo pensavo Berlusconi imperante, continuo a pensarlo oggi.

Tuttavia è ormai evidente che, con l’insediamento del Governo Monti, il ruolo e l’azione del Presidente Napolitano siano andate ben oltre le prerogative che la Costituzione assegna al Capo dello Stato.  Che io ricordi non è mai accaduto che un Presidente della Repubblica esercitasse pressioni così insistenti e pesanti su una trattativa in corso tra governo e parti sociali.

Lo dico con tutto il rispetto che va dato alla carica di Presidente delle Repubblica e, nel caso specifico, ad una figura, quella di Giorgio Napolitano, i cui valori morali e democratici sono fuori discussione.

Quale credibilità può mai avere agli occhi delle centinaia di migliaia di lavoratori e di lavoratrici in cassa integrazione ed espulsi dal ciclo produttivo, l’appello alla coesione sociale di fronte agli atti di un  Governo che di fatto liberalizza i licenziamenti? Quale idea di coesione sociale potranno mai avere i lavoratori più anziani, i primi che saranno licenziati, e ai quali hai innalzato l’età pensionabile?

Mi fermo qui. Oltre si apre il capitolo di che cosa è oggi la democrazia, del suo rapporto con l’impresa e con il modello capitalistico vincente. Le risposte non le troveremo nella tecnica (che poi non è altro che una idea elitaria di democrazia) ma nella politica e nel protagonismo delle masse

Andrea Sassano.

IL 9 MARZO CON LA FIOM

IL 9 MARZO CON LA FIOM - Andrea Sassano

L’Italia e l’Europa stanno vivendo una fase economica, sociale e democratica particolarmente turbolenta. La crisi che si è aperta nel 2007 è ben lontana dal chiudersi  e, da quest’anno, l’economia del nostro paese è entrata in recessione.

Gli effetti di tale situazione sono pesantissimi: disoccupazione di massa, crescente impoverimento della fasce sociali più deboli e dei ceti medi, rischio di fallimento per interi Stati. Gli stessi diritti sociali e democratici vengono rappresentati come un lusso che non possiamo più permetterci.

Le classi dirigenti dominanti  ripropongono per uscire dalla crisi le stesse politiche che, tutelando prioritariamente i loro interessi economici e i loro privilegi sociali, hanno prodotto la crisi stessa. Il contratto nazionale di lavoro, i diritti sindacali, l’art. 18 e la dignità del lavoratore, lo stato sociale e i servizi pubblici sono oggi costi della produzione che il capitale nell’era della globalizzazione vuole eliminare, affidando al mercato e alla sua razionalità ed efficienza la soluzione di ogni problema.

Per questo hanno bisogno di eliminare dalla scena politica il conflitto sociale.

Contro queste politiche occorre invece costruire una mobilitazione forte ed unitaria, dove la lotta per la giustizia sociale, per l’eguaglianza e per la libertà sia un tutt’uno con la battaglia per la difesa della democrazia e dei diritti della popolazione.

Non basta però resistere e difendersi, occorre mettere in campo un disegno politico e sociale alternativo.

Il ruolo della Fiom in questi anni è stato assai significativo anche perché con le sue lotte e le sue scelte ha tenuto aperto il discorso di una alternativa possibile.

Per questo è importante aderire e sostenere lo sciopero generale del 9 marzo indetto dai metalmeccanici della CGIL. E’ un’occasione per tutti perché la posta in gioco è davvero alta.

Andrea Sassano